25 anni fa la stagione di Mani Pulite

L’anno è il 1992: esattamente tre giorni dopo San Valentino, la procura di Milano arresta Mario Chiesa, un notabile di secondo piano del PSI milanese, presidente del Pio Albergo Trivulzio, la famosa Baggina dei Milanesi, rievocata anche De André nel suo capolavoro La Domenica delle Salme.

Ma cosa è stata Mani Pulite? Che importanza ha avuto? Perché è scoppiata proprio nel 1992 e non prima o dopo?

La corruzione politica italiana c’è sempre stata, ma per andare indietro al 1992 occorre ricordare com’era il quadro politico in quella stagione precisa. Terminato il riflusso del compromesso storico a fine anni ’70, chiuso tragicamente dal sequestro e dall’uccisione di Aldo Moro, il paese tenta di rilanciarsi economicamente sperimentando nuove formule politiche. Al potere la DC associa il PSI e si forma il cosiddetto pentapartito, un’alleanza di 5 partiti (DC, PSI, PLI, PSDI e PRI) che oltre che a essere un mero patto di potere, schematizzato nella sigla CAF (il patto Craxi, Andreotti, Forlani stipulato più tardi) intende modificare l’assetto sociale del paese, ancora legato alle vicende degli anni ’70. In questo quadro la lotta al terrorismo lascia il posto alla lotta alla mafia, ma non senza ambiguità da parte della stessa DC e soprattutto della corrente più forte in Sicilia, quella andreottiana. AL contempo si prendono misure anti-sindacali, in aperta sfida al PCI di Berlinguer. Craxi lancia la sfida all’egemonia a sinistra con il referendum poi vinto sulla scala mobile. Infine il crollo del muro segna il definitivo distacco del PCI dall’esperienza sovietica e l’apertura a una riforma in senso socialista, che consentirebbe a Craxi maggior spazio di manovra.

Sembra tutto perfetto, c’è la Milano da bere, gli italiani si fanno la casa al mare, la doppia auto, il tenore di vita cresce ovunque. Invece, quello che non si sa è che questo sistema è retto da un eccesso di spesa pubblica incontrollata e da una corruzione generalizzata praticamente a ogni livello, che dalle amministrazioni locali fino ai ministeri, coinvolge tanto i politici, quanto i quadri e gli imprenditori. La fine dell’illusione arriva con i referendum del 1991, che segnano la fine della partitocrazie e l’incedere di un movimento di protesta come la Lega al Nord e la Rete al Sud. I partiti tradizionali si sfaldano e perdono consenso.

Il PSI, che contava di diventare il primo partito della sinistra italiana e da questa posizione poi sfidare la DC sia lascia trascinare dal patto di potere e la sua dirigenza ne esce devastata. In questo modo, il condizionamento ambientale che per decenni aveva tenuto a bada le procure, cede e le indagini vanno in ogni direzione, colpendo principalmente i partiti al potere. Non mancano ovviamente dei momenti assolutamente da dimenticare, spregevoli per lo stato di diritto, come i suicidi di Gabriele Cagliari, Raul Gardini (al vertice della sua carriera imprenditoriale dopo la fusione Eni Montedison) e del deputato socialista Moroni, protagonista di un’accorata lettera di denuncia indirizzata all’allora presidente della Camera Giorgio Napolitano. In generale i magistrati di Milano spesso utilizzarono la carcerazione preventiva e la custodia cautelare come mezzo per mettere pressione a indagati, alla ricerca del “cinghiale”, ovvero del politico di peso da indagare e mettere sotto processo.

Da questa stagione il quadro politico che aveva caratterizzato l’Italia dal secondo dopoguerra ne esce stravolto. I partiti della Prima Repubblica si sciolgono o cambiano nome, lasciando spazio a nuove formazioni come la Lega Nord che si allea con la nuova formazione di Silvio Berlusconi, che dal centro tenta di raccogliere quanto è rimasto dell’elettorato moderato che va dalla DC al PSI. Infine Alleanza Nazionale che da destra va verso il centro. A sinistra gli eredi del PCI sono divisi, ma in grado – grazie a Romano Prodi – di allearsi con la sinistra della vecchia DC e dare vita al progetto dell’Ulivo.