Rapporti tra governo e crescita economica

Con i dati della crescita economica pari a zero appena arrivati vien da domandarsi cosa può fare veramente un governo per stimolare la crescita. In un documentario, ricordando la morte di Reagan, uno dei suoi collaboratori più stretti disse che avevano fatto la cosa più semplice del mondo, per far crescere il paese e riassorbire la disoccupazione: premiare chi lavorava, anziché dare soldi a chi non lavora.

Può sembrare una risposta ovvia, ma in tempi di assistenzialismo e di voglia di assegni a pioggia gratuito per chiunque non lavora, non è così scontato.

Si parla spesso di reddito di cittadinanza, ma si fa fatica a capire, che a parte i casi di seria indigenza, per i quali è giusto intervenire, una società che premia chi non produce, finisce sempre per condannare se stessa.

Questo in linea di massima è quello che dovrebbe fare un governo che vuole stimolare la crescita economica. Il collegamento tra economia e governo è solo di mediazione in quanto il governo deve lasciar fare le imprese, perché sono esse a creare lavoro, far crescere la ricchezza e scatenare la crescita economica. Il governo però può intervenire per creare un ambiente economico ideale, favorevole a che ciò si verifichi, principalmente dal punto di vista giuridico e normativo. Un buon modo per far lavorare le imprese è quello di eliminare la burocrazia che ostacola sia la creazione di nuove imprese, sia l’allargamento e la crescita delle vecchie. Inoltre devono esserci norme certe sia sul piano del lavoro, sia su quello del mercato per favorire la collocazione dei lavoratori e dei prodotti. Dal punto di vista giuridico le norme devono essere chiare tanto in materia di licenziamento, quanto in quella dell’occupazione e del finanziamento del lavoro, nonché dal punto di vista fiscale. U’azienda deve sapere quanto può spendere dopo aver pagato le tasse e assolto le spese. Dal punto di vista delle infrastrutture, sia quelle materiali, sia quelle immateriali, il governo può favorire la crescita economica stimolando lo sviluppo dei collegamenti stradali e ferroviari, dei porti e degli aeroporti dando modo alle merci e alle persone di muoversi nel modo più veloce, sicuro ed efficiente possibile.

Il governo locale o nazionale deve – ad esempio – stimolare la crescita creando le condizioni migliori per gli scambi, eliminando i vincoli alla circolazione delle merci. Inoltre se appartiene a una specifica area monetaria e se ha potere in materia, può perseguire obiettivi di politica economica, cercando di combattere l’inflazione attraverso il costo del tasso di interesse.

Uno degli aspetti che viene spesso dimenticato è la qualità della forza lavoro e la cultura imprenditoriale: un governo intelligente, che pensa al futuro, deve creare le condizioni perché i giovani e i lavoratori si formino su discipline economiche necessarie allo sviluppo del paese. Ad esempio, in Italia è stata sempre privilegiata la preparazione umanistica, quando in realtà servono competenze matematico-informatico-economiche per la nuova economia dei servizi. E il nostro governo sta creando queste premesse?

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