Il lessico del M5S

Il M5S ha degli indubbi meriti che verranno sicuramente riconosciuti dagli storici tra qualche decennio, quando sarà passato il flusso della cronaca e i giudizi saranno più attenti e composti, avendo le fonti a disposizione.

Uno dei meriti è stato quello di aver svecchiato la classe politica italiana. Un altro quello di aver dimostrato che internet è un media di massa esattamente come la televisione ed è in grado di spostare voti, generare consenso, organizzare la politica.

Il lessico del M5S, astraendolo dalla polemica politica, è fatto di continue reminiscenze alla rivoluzione francese. Si può anzi dire che il modello giacobino, che fonde destra e sinistra, intese come accezioni storiche di fenomeni contemporanei, sia il punto di riferimento di Grillo e Casaleggio (Gianroberto, il vero leader del movimento).

Nel linguaggio comune rientrano i termini “cittadini”, “direttorio”, che fanno espresso riferimento alla Rivoluzione Francese. Lo stesso ricorso a termine come purezza, onestà sembra richiamare il fanatismo quasi filosofico e idealista che incarnò Robespierre che elevò alla massima potenza il concetto della Virtù, spesso declinato dai Cinque Stelle in forma diversa, ma con accenti quasi simili (chi non si ricorda dell’onestà più volte gridato durante varie manifestazioni anche istituzionali).

È chiaro che se ci si erge a rappresentanti della Virtù del Popolo si inizia a considerare quest’ultimo come depositario di una verità, che dovrebbe imporsi alla rappresentanza. Non è un caso che sia Casaleggio, sia Grillo siano dei fautori della democrazia diretta. La democrazia diretta via server però non spiega mai ai suoi partecipanti, quasi tutti a digiuno di informatica, che i voti online si iscrivono in un database controllato da un’entità privata e quindi facilmente modificabile, dato che il db non è nient’altro che un file aperto e salvato in un computer. Con tutte le conseguenze del caso.

Il direttorio fu poi un regime vero e proprio che prese il posto della Convenzione Nazionale. Insomma, era un passo oltre, tanto che negò gli stessi principi della rivoluzione. Era un comitato ristretto, accentratore, che intendeva perseguire degli obiettivi di stabilità, ma che viveva nel sospetto di una possibile restaurazione monarchica.

Tanto è vero che al Direttorio successe, come fase, quella caotica nella quale emerse una personalità nitida, dotata di comando militare, che mise sotto i tacchi tutte le conquiste maturate durante la rivoluzione, perlomeno in termini di partecipazione democratica. Il direttorio fu di fatto sciolto dal consolato provvisorio comandato da Napoleone.

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